Per i legali dell'ex consigliere regionale sono inutilizzabili ai fini processuali
BARI - L’indagine che nell’aprile 2024
portò ai domiciliari Alfonsino ed Enzo Pisicchio con l’accusa di corruzione è
cominciata nel settembre 2019 con le intercettazioni disposte d’urgenza a
carico del più giovane dei fratelli baresi per un’ipotesi di truffa aggravata
nei confronti della Regione. E quando a gennaio 2020 la Procura ha chiesto
l’estensione degli ascolti anche per le ipotesi di corruzione e turbativa
d’asta sull’altro Pisicchio, sull’imprenditore Giovanni Riefoli e sul dirigente
comunale Francesco Catanese, oltre che sul secondo dei fratelli, il gip l’ha
negata: mancano i presupposti - ha scritto all’epoca il giudice - e non emerge
la connessione tra i reati. Ma quelle intercettazioni sono diventate, ora, uno
dei cardini dell’accusa su cui si basa il processo che è ripartito ieri. È
questo il punto su cui i giudici sono chiamati a decidere dopo che alla
precedente udienza uno dei difensori di Enzo Pisicchio, l’avvocato Francesco
Marzullo ha chiesto al Tribunale di dichiarare l’inutilizzabilità delle intercettazioni
sul capo di imputazione centrale.