Oleodotto a Monopoli a Perché il confronto sul progetto
Ospiti i consiglieri comunali Giacomo Piepoli, Marina Liuzzi, Silvia Contento e Pietro Brescia; testo: Il no all'oleodotto del Gruppo Marseglia mette d'accordo, almeno sul progetto, i quattro consiglieri comunali ospiti ieri sera di Perché, su Canale 7. Ma quando dal merito dell'opera si passa al metodo della battaglia politica, le distanze diventano evidenti. Da una parte Giacomo Piepoli, di Monopoli Presente, che ribadisce la contrarietà della maggioranza al progetto e la volontà di utilizzare tutti gli strumenti istituzionali disponibili per contrastarlo. Dall'altra i consiglieri di opposizione. Silvia Contento, Partito Democratico, insiste sulla necessità di trasformare la contrarietà all'oleodotto in un'azione politica comune. Un'impostazione che aveva già caratterizzato la conferenza stampa unitaria delle opposizioni del 15 settembre. Ed è proprio sul terreno del metodo che in studio si è acceso il confronto con Pietro Brescia. Contento contesta quello che definisce un atteggiamento troppo personale, richiamando invece alla necessità di un lavoro di squadra dell'opposizione su una partita che riguarda l'intera città. Brescia ha rivendicato però il proprio percorso. È stato tra i primi a sollevare pubblicamente la questione dell'oleodotto e ha continuato a contestare alla maggioranza i tempi con cui è arrivata alla contrarietà ufficiale. Una posizione che lo ha portato, lunedì sera in Consiglio comunale, ad astenersi sulla delibera pur confermando il proprio no al progetto. Secondo Brescia, votare favorevolmente un atto che giudica tardivo sarebbe stato incoerente con le critiche rivolte all'amministrazione. Marina Liuzzi rappresenta l'altra posizione emersa nel dibattito. La consigliera del Gruppo Misto non mette in discussione la necessità di tutelare Monopoli, ma contesta l'efficacia di un semplice pronunciamento politico. La sua astensione nasce dalla convinzione che una delibera consiliare non abbia, da sola, il potere di fermare il procedimento di VIA, che resta di competenza ministeriale e che questo occorre far capire alla cittadinanza. Quattro posizioni, dunque, che convergono sul nodo centrale ma divergono sulle modalità con cui trasformare quel no in un'azione concreta. La trasmissione di ieri sera ha così fotografato un paradosso politico: sul progetto, il fronte del no è largo; sulle strategie per portarlo avanti, il fronte appare decisamente meno compatto.