Confermato il fermo per la mamma di Chiaraluna e si cercano i complici

Autore Redazione Canale 7 | ven, 31 mar 2017 | 4386 viste | Arresto Chiaraluna Conferma Carcere

La ragazza si è avvalsa della facoltà di non rispondere davanti al giudice: in passato avrebbe abbandonato un altro figlio in ospedale

MONOPOLI - Si chiama Lidia Rubino, 23 anni, di Castellana Grotte: professione estetista, pr nelle serate delle discoteche della zona, la mamma di Chiaraluna, la bimba nata e abbandonata in una caletta a Monopoli e morta di freddo qualche ora dopo. La giovane è dall’altro ieri sera nel carcere di Trani accusata di omicidio volontario. Sono stati i poliziotti del Commissariato di Monopoli a fermarla mentre pare si apprestasse a fuggire all’estero. La bambina, nata perfettamente sana, è stata ritrovata verso le 15 del 16 febbraio sulla battigia di Cala Monaci da una famiglia di turisti tedeschi. Questi ultimi erano arrivati sulla spiaggia mentre facevano una passeggiata in bicicletta lungo una pista che costeggia la caletta dove Chiaraluna era stata abbandonata. Una zona che, data la distanza dalla strada e la mancanza di illuminazione, di notte è posto di ritrovo per coppiette in cerca di privacy. Erano quindi scesi sulla spiaggia per ammirare più da vicino il mare. Una volta ritrovato il corpo, data la difficoltà di comunicare in italiano, hanno chiesto aiuto ad alcune persone prima di telefonare alla polizia. Subito sono arrivati gli agenti e il medico legale del Policlinico di Bari, Franco Introna, con due assistenti.


Le indagini del commissariato, coordinate dal pm Giuseppe Dentamaro, si sono mosse immediatamente. E sono partite da un controllo a tappeto delle farmacie di tutti i comuni dell'hinterland barese, da Conversano a Locorotondo, passando per Putignano, fino a Castellana Grotte (dove abita la giovane mamma), senza tralasciare Fasano e Monopoli. Gli agenti si sono fatti consegnare la lista di tutti i clienti che avessero acquistato antiemorragici in quelle ore, hanno interrogato studi medici e consultori, hanno fatto sopralluoghi in ospedali e guardie mediche. La svolta è arrivata da una telefonata anonima che li ha condotti, senza più molti dubbi sull'identità della mamma di Chiaraluna. Nei giorni successivi alla nascita della bambina Lidia Rubino aveva avuto la febbre e aveva acquistato medicinali antiemorragici. La ragazza è stata fermata in casa sua. Come detto era in procinto di partire per l'estero. Durante queste settimane di indagini Lidia Rubino è stata interrogata dal sostituto procuratore Dentamaro, alla presenza dei poliziotti di Monopoli. E almeno inizialmente ha ammesso di aver partorito la bambina e di averla poi abbandonata: "Non sapevo come fare", ha detto, per poi ritrattare nei giorni successivi. Per accertare, senza ombra di dubbio, la maternità nei prossimi giorni sarà eseguito sui resti della piccola l'esame del dna. Le indagini proseguono per risalire agli altri attori di questa brutta vicenda. Coloro, cioè, che avrebbero saputo delle intenzioni di Lidia e non avrebbero fatto nulla per impedire l'abbandono della bambina. O che, ancora peggio, l'avrebbero aiutata a disfarsi del corpicino appena nato. Molti profili di quanto avvenuto quella notte non sono ancora chiari. Si vuole innanzitutto capire dove la ragazza abbia partorito in quanto pare certo che non lo abbia fatto nella casa dei genitori.


"È molto provata dall'esperienza traumatica del carcere e non è nella condizione di poter offrire alcun contributo - dichiara il suo avvocato Nicola Miccolis che nei prossimi giorni depositerà un'istanza alla Procura di Bari per una perizia psichiatrica - l''intenzione di garantire la massima collaborazione all'autorità inquirente, ma è necessario comprendere la reale condizione psicofisica della ragazza, affinché possa rendere dichiarazioni consapevoli nel rispetto dei suoi diritti. Da un punto di vista difensivo ritengo necessario verificare se vi sia stato il coinvolgimento di altre persone in questa vicenda che, al momento, è ben lontana dall'essere chiara. L'avvocato ha anche smentito che la sua assistita stesse fuggendo spiegando così di aver chiesto al gip la scarcerazione della ragazza perché "il presupposto del pericolo di fuga all'estero non sussiste".".



Risulta anche confermata, riferisce la difesa, la circostanza che circa tre anni fa la ragazza abbia avuto un altro parto e in quella occasione aveva anonimamente lasciato il bambino in ospedale, poi dato in adozione.


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