Amministrative 2018: il vicario zonale don Peppino Cito invita i candidati alla responsabilità

Autore Antonella Leoci | sab, 19 mag 2018 | 677 viste

Un messaggio indirizzato ai politici locali affinchè non dimentichino di dare il giusto peso a questioni importanti.

«Quando la volontà popolare chiama al governo della cosa pubblica, deve essere imperativo etico per tutti gli eletti cercare non gli interessi di parte, che privilegiano solo alcuni, ma il bene comune che presuppone il rispetto della persona umana in quanto tale, con diritti fondamentali e inalienabili ordinati al suo sviluppo integrale”». Ha scelto le parole di Papa Francesco, don Peppino Cito, rettore della basilica Cattedrale di Monopoli come monito per richiamare tutti i candidati alle prossime amministrative del 10 giugno a non venir meno ai propri doveri. Una lettera aperta quella del vicario zonale della diocesi, a nome del clero monopolitano che ha i toni e si propone come un invito alla responsabilità. E nel ringraziare tutte le voci in campo per l’impegno aver messo in gioco la propria disponibilità, il rettore invoca impegno civile rispetto ai problemi che ai tanti ascolti del vissuto concreto dei nostri concittadini, che il nostro ministero ci consente di effettuare, emergono». Parla della piaga del lavoro precario, don Peppino, dell’assenza stessa di impiego; della difficoltà a trovare casa per tante famiglie senza reddito adeguato; del fenomeno crescente della ludopatia e del gioco d’azzardo (si pensi all’uso sregolato delle slot machine e ai tanti milioni bruciati ogni anno); del consumo e spaccio di droga e soprattutto della mancanza di sicurezza personale e comunitaria percepita da molti, che impedisce una giusta e dignitosa accoglienza degli stranieri profughi o in cerca di pane e lavoro. E se ai politici l’invito è alla responsabilità, lo stesso invito il vicario rivolge ai cittadini. «Invitiamo tutti di qualunque fede religiosa e politica - conclude don Peppino - ad esercitare il diritto - dovere del voto, superando, soprattutto in questo delicato momento storico, la tentazione dell’astensionismo».

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