LE PROVINCE SI RIBELLANO ALLA SOPPRESSIONE PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianni Catucci   
Martedì 31 Gennaio 2012 17:35

L’obiettivo è quello di dire ‘no’ all’articolo 23 del Decreto Monti che priva le Province delle attuai funzioni trasformandole in ente di coordinamento e snaturandone completamente il ruolo. “No all’Italia senza le Province” è questo il tema dell’ordine del giorno delle sedute straordinarie dei consigli provinciali tra cui anche quello della Provincia di Bari che si è celebrato questa mattina. Secondo i presidenti delle Province di tutt’Italia si tratta di una norma palesemente anticostituzionale che determina un vero e proprio vulnus democratico dal momento che prevede la nomina del presidente da parte dei Consiglieri comunali cancellando così l’elezione diretta da parte dei cittadini prevista dall’attuale sistema elettorale. Ma gravi si annunciano, è stato detto questa mattina, soprattutto le conseguenze sul piano pratico e della gestione di importanti servizi: i presidenti hanno evidenziato l’incognita che grava su funzioni quali quelle svolte dai Centri per l’Impiego, la formazione, il Genio Civile, il trasporto dei disabili, la gestione dei rifiuti e dell’acqua, la manutenzione delle strade e delle scuole. Ma incognite gravano anche sul futuro dei dipendenti delle Province che dovessero risultare in esubero, e per i quali sarebbe inevitabile la collocazione in mobilità. Le Province, è stato ribadito dal presidenti provinciali e a Bari, Francesco Schittulli, stanno dimostrando di essere Enti utili, enti di garanzia nei confronti dei Comuni, soprattutto dei più piccoli, mentre in questi mesi è passato un messaggio errato che il Governo ha tradotto in una operazione di facciata che determinerà solo un grande caos. Il cosiddetto costo della politica delle Province in Italia è pari appena all’1,49% della spesa pubblica. “Costi che siamo disposti a rivedere- dicono i presidenti provinciali - e che si possono ulteriormente ridurre, ricorrendo ad esempio all’accorpamento delle Province più piccole. Quella che oggi portiamo nelle aule dei Consigli Provinciali è una solenne battaglia di libertà, per non cancellare, peraltro in maniera anticostituzionale, 150 anni di storia democratica, un’intuizione serie e concreta dei padri fondatori della Repubblica”.