La Cgil Bari per la cultura

Autore Gianni Catucci | gio, 30 mar 2017 | 714 viste | Cgil-Bari Cultura

La Cgil barese  ha scelto di dar vita ad una proposta organica sull’industria culturale, da un’analisi ad una proposta di sviluppo


Sviluppo, lavoro, ambiente sono i temi della piattaforma elaborata dalla Cgil pugliese con le Camere del Lavoro e le categorie, alla presenza del segretario generale, Susanna Camusso, e  contenuti in un documento che delinea un possibile modello di sviluppo della Puglia,  inseguendo e potenziando le vocazioni. Così scrive la Cgil in un suo documento per l’iniziativa del sindacato presentata all’Abeliano di Bari. Su tutto la Cgil barese ha scelto di sviluppare una riflessione sull’industria culturale, partendo da un’analisi e passando ad una proposta di sviluppo.

Alla base dei ragionamenti i dati. Il potenziale culturale dell’area metropolitana di Bari ( 41 comuni e 1 milione e 260 mila abitanti) crea 24 mila occupati l’anno, ma il sistema non è competitivo sui mercati. La debolezza, rivela lo studio fatto dal sociologo Leo Palmisano, è rappresentata dalla mancanza di sinergie tra i diversi soggetti dello spettacolo e della cultura. Il tutto aggravato dalla riduzione di investimenti pubblici nel settore. Per cui si creano, sia pur qualitativamente positive, tante micro iniziative che producono lavoro nero, precarietà e soprattutto mancanza di prospettiva di crescita.  


“La città metropolitana deve elaborare un piano strategico per le politiche culturali e far diventare questo settore volano dell’economia sostenibile ha detto Gigia Bucci, Segretario Generale Cgil Bari – Bisogna insistere sulla necessità e urgenza di collegare il sistema produttivo culturale, che nell’area  metropolitana di Bari genera 24.000 posti di lavoro ossia il 44,5% totale regionale di questo settore, sinergicamente con turismo, commercio, artigianato, manifattura, industria, agricoltura” . Per far questo la Cgil di Bari ha lanciato la proposta di costituzione di un osservatorio metropolitano delle politiche culturali.  


“Un paese come il nostro che vive di processi di trasformazione deve avere attenzione del suo patrimonio artistico culturale- ha detto Susanna Camusso – Esso può produrre innovazione, tecnologia, lavoro e attività industriale., superando la frantumazione della precarietà che caratterizza questo settore. La creazione del lavoro- ha concluso il segretario generale della Cgil - può e deve partire dalle risorse vere del paese”.

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