Aveva rubato incasso al suo datore di lavoro: condannato 30enne monopolitano

Autore Redazione Canale 7 | mer, 01 feb 2017 | 3633 viste | Arresto Furto Polizia Agip Condanna

La II Seziome del Tribunale di Bari ha condannato Vito Larizza a due anni di reclusione: le indagini sono state condotte dal Commissariato di Monopoli

MONOPOLI - Pochi giorni fa la II Sezione del Tribunale di Bari ha condannato Vito Larizza alla pena di due anni di reclusione, per il furto commesso quando era un dipendente della società di gestione dell’impianto Agip a Monopoli. Il 15 ottobre del 2013, presso la Stazione Agip ubicata sulla statale 16, in località Stomazzelli, il gestore dell’impianto denunciava il furto di una somma di oltre 6.000 euro che erano spariti dall’interno di una cassetta di sicurezza posta in un gabbiotto del distributore di carburanti, adibito ad ufficio. Le indagini avevano immediatamente inizio nel corso della stessa serata e si concentrarono successivamente sulla visione delle telecamere di sorveglianza. Ma nel frattempo personale del Settore Anticrimine riversava le sue attenzioni a carico di un operaio della società di gestione dell’impianto ma la prima perquisizione nei suoi confronti aveva dato esito negativo. Infatti, appariva chiaro, sin dall’inizio, che l’autore del furto andasse ricercato in qualcuno che potesse essere un conoscitore della abitudini dei gestori dell’attività commerciale e sulle modalità di custodia del denaro relativo all’incasso della vendita di caurburanti.  


L’analisi delle immagini dava la possibilità di individuare una persona che, vestita di grigio chiaro, giungeva dalle spalle del gabbiotto alle ore 15.18 del 15 ottobre 2013. Era possibile accedervi da un appezzamento di terreno raggiungibile da un tratto di complanare chiusa e quindi senza dare nell’occhio. L’autore del furto, al fine di non essere riconosciuto, indossava addirittura un casco da motociclista e camminava con la testa inclinata in avanti, ben sapendo dell’esistenza delle telecamere per evitare persino di farsi inquadrare sul volto. Gli occhi elettronici così registrarono il suo avvicinamento alla porta di ingresso della struttura adibita ad ufficio con l'uomo non curante del fatto che a pochi metri di distanza vi fossero gli operai al lavoro per la distribuzione dei carburanti ai numerosi clienti, trattandosi di un impianto situato in una zona molto trafficata della statale 16, sulla corsia sud.


Le immagini delle telecamere, come detto, consentirono poi di inquadrare l’autore del furto che riusciva ad aprire la porta e che una volta introdottosi nel locali si abbassava per evitare di essere inquadrato dal sistema di videosorveglianza. La sua intrusione durò poco più di un minuto e poi l’uomo con il casco si allontanò dalla stessa zona di provenienza, una volta impossessatosi del contenuto della cassetta metallica. Come detto le indagini si orientarono a carico degli operai addetti alle pompe del distributore. Ma, oltre a questo gli investigatori acquisirono una serie di elementi indiziari che, valutati nel loro complesso, portavano ad individuare effettivamente il ladro proprio in uno degli operai, ovvero in Vito Larizza di 30 anni.


Nelle laboriose indagini, infatti, è stato possibile stabilire che lo stesso avesse conoscenza di un posto ove era nascosto un doppione delle chiavi dell’ufficio, poi trovato apertoe che nell’orario del suo fine turno, intorno alle ore 15 di quel giorno, era stato notato mentre osservava con attenzione le fasi di custodia del denaro dal nipote del titolare che stava coadiuvando la società in quel periodo. Numerosi altri poi, sono stati gli indizi raccolti nel corso delle indagini, ed in particolare, il riconoscimento del suo modo particolare di camminare compatibile con l’uomo registrato dalle telecamere effettuato da tutti i testimoni a cui sono state poste in visione le immagini. Ciò avveniva da parte degli stessi operai ma ancor più dall’analitica descrizione degli investigatori del Commissariato di Monopoli, che confermavano la coincidenza delle fattezze fisiche. La chiave di volta, poi dell’indagine, è avvenuta con il sequestro del casco di colore nero uguale a quello utilizzato per commettere il furto e l’analisi dei tabulati del traffico telefonico dell’operaio, che lo inchiodavano alle sue responsabilità in quanto lo collocavano sulla scena del crimine, anche dopo aver terminato il suo turno di lavoro.


Infatti, da una meticolosa ricostruzione fornita all’Autorità Giudiziaria, è stato descritta l’azione furtiva, illustrando il percorso effettuato dal Larizza che, dopo aver finto di essersi allontanato dal suo posto di lavoro, vi rientrava dal punto “debole” posto in prossimità della struttura adibita ad ufficio, ed agevolemente raggiungibile da un appezzamento di terra confinante con l’impianto. Inoltre, sempre l’analisi dei tabulati smentiva le dichiarazioni rese dall’autore del furto, in ordine alle comunicazioni intraprese con la sua fidanzata, delle quali l’autore del reato aveva omesso di parlare per non far comprendere i suoi reali spostamenti di quella giornata. Nel corso del processo al Tribunale di Bari, si formava una ulteriore prova a suo carico, in quanto il perito nominato dall’Autorità Giudiziaria dimostrava la compatibilità delle fattezze dell’imputato, con le immagini acquisite dal sistema di videosorveglianza e riferite all’autore del furto. In tal modo si poteva stabilire la responsabilità penale del trentenne per il fatto accaduto.

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